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Benvenuto Franci: accenni biografici

Incantevole Pienza! Piccola, ma tutta un tesoro di bellezza e di grandezza. Dalla collina su cui si adagia, lo sguardo contempla panorami pittoreschi e sterminati della Toscana meridionale che riempiono l’animo di seduzione”.

Così Benvenuto Franci descrive il paese dove nasce il 1° Luglio del 1891.

Presto è attratto dagli strumenti musicali della banda cittadina: strumenti e strumentini a fiato, legni ed ottoni, li suona tutti ma predilige il bombardino. Studia la viola e, con il maestro della banda al violino ed il barbiere del paese al violoncello, si cimenta in esecuzioni di trii. Crescendo si accorge e tutti si accorgono che il suo fiato non sapeva dar suono solo agli strumenti, ma sapeva darlo anche alla sua ugola da cui scaturiva una voce facile e intonata.

Nel 1910 i genitori decidono di mandarlo a studiare a Roma all’Accademia di Santa Cecilia dove era famosa la scuola del grande M° Antonio Cotogni. Beniamino Gigli e Giacomo Lauri Volpi sono suoi compagni di studi, con lui dividono le ansie, i timori, le speranze.

Nel 1917 chiede sfacciatamente un’audizione a Emma Carelli, che gestiva l’allora Teatro Costanzi, la quale – ascoltato il baritono – disse: “ Bella voce, molta voce, penserò io a disciplinarla e rivelarla. In questa stagione si rappresenterà la nuova opera di Mascagni, Lodoletta, vi preparerò io stessa e vi scaraventerò sul palcoscenico”.

Così, il giorno di Santo Stefano del 1917 debutta a Roma ottenendo grande successo. Il fortunato debutto al Costanzi gli procura subito un contratto con il San Carlo di Napoli mentre, assistito del Maestro Franco Capuana, il repertorio si consolida: Ballo in Maschera, Aida, Rigoletto, Barbiere di Siviglia, Gioconda, Andrea Chenier, Cavalleria, Pagliacci, Boheme, Traviata, Don Pasquale, opere che non ha più abbandonato.

Si aprono le porte della Scala, Toscanini lo vuole per Aida, Tristano, Carmen, Traviata, riconfermando sempre la fiducia e la stima per Franci per ben dieci anni. Partecipa ad importanti prime assolute: l’opera postuma di Boito, Nerone, Francesca da Rimini e I cavalieri di Ekebù di Zandonai dirette dall’autore, La cena delle beffe di Umberto Giordano, Il piccolo Marat di Mascagni, Palla dè Mozzi di Marinuzzi diretta dall’autore.

Per venti anni canta nei più importanti Teatri italiani ed esteri mentre il repertorio si amplia: Puritani, Tosca, Fanciulla del west, Guglielmo Tell, Gianni Schicchi, Forza del destino, Fidelio, Otello, Nabucco, I Maestri Cantori, Lohengrin (Franci è uno dei pochi cantanti italiani ad interpretare assiduamente il repertorio wagneriano). A Bologna, in occasione della nuova opera Tabarro, incontra Puccini che gli consiglia di studiare il Gianni Schicchi, opera che poi eseguirà moltissime volte. L’elenco dei Teatri nei quali Benvenuto Franci ha cantato è lungo e glorioso.Ricordiamo oltre a Roma, Napoli e Milano, Bologna, Genova, Verona, Torino, Parma, Palermo, Trieste, Firenze, ecc.

All’estero è ospite assiduo del Covent Garden di Londra, Opéra di Parigi, Madrid, Barcellona, Vienna, Berlino, Lisbona.

Nell’estate del 1924 salpa con la Compagnia di Ottavio Scotto e Claudia Muzio, direttore Marinuzzi, per il Sud America e, da sedici recite per le quali è scritturato, ne fa quaranta.

Per una decina di stagioni torna in Brasile, Cile, Argentina.

Nel 1956, dopo 40 anni di carriera si ritira dalle scene che per quaranta anni lo hanno visto protagonista.

“Toscanini alla fine dell’opera mi fece chiamare in camerino e mi abbracciò pronunciando parole che mi riempirono di commozione e di gioia. Non dimenticherò mai l’abbraccio che considero il premio più ambito di tutta la mia carriera”.

Raffaella Franci